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Controllo accessi e varchi

Chi entra, dove e quando — e la prova, dopo, che sia andata così.


Il problema

Le chiavi non scalano. Finché le porte sono tre e le persone dieci funzionano; a venti porte nessuno sa più chi ha che cosa, e una chiave persa significa cambiare la serratura e ridistribuire tutto. Il registro cartaceo all’ingresso ha lo stesso difetto: c’è, ma nessuno lo legge finché non serve — e quando serve è illeggibile.

Il punto non è impedire l’accesso a qualcuno. È sapere chi può entrare dove, poterlo cambiare in trenta secondi quando una persona cambia ruolo o se ne va, e avere un registro verificabile quando lo chiede un auditor, un’assicurazione o un’indagine interna.


Come funziona

La credenziale. Un badge, oppure lo smartphone via NFC o Bluetooth. Sui badge la tecnologia conta: consigliamo Mifare DESFire, che usa cifratura reale, e sconsigliamo il riuso dei vecchi 125 kHz e Mifare Classic, clonabili con strumenti da poche decine di euro. La verifica su un badge campione è questione di minuti.

Il varco. Dalla serratura elettrica su una porta esistente al tornello a tripode, al varco a battenti in vetro per gli atri di rappresentanza, al tornello a tutta altezza dove il passaggio non è presidiato. Sono scelte che cambiano il costo di un fattore dieci: la differenza la spieghiamo prima di fare un preventivo, non dopo.

Il controllore. Lavora in autonomia: tiene in memoria le autorizzazioni, continua a decidere se la rete cade e sincronizza gli eventi al ripristino. Un impianto che si blocca quando cade la connessione è un impianto progettato male.

La piattaforma. Persone, gruppi, fasce orarie, aree, calendari e deroghe; il registro degli eventi con la ricerca; gli allarmi di porta forzata o tenuta aperta. Si integra con il sistema di autenticazione aziendale, così chi entra dal varco e chi è nell’organigramma sono la stessa anagrafica.

Un’identità sola

La stessa persona con lo stesso badge entra dal varco, timbra l’ingresso, ritira un dispositivo di protezione da uno smart locker, prende la chiave di un veicolo e restituisce un tablet. Non sono cinque sistemi che si parlano: è uno. È la ragione per cui conviene guardare l’insieme prima di comprare il primo pezzo.


A chi serve

Uffici e sedi aziendali, dove il problema è la rotazione delle persone e l’accesso dei fornitori. Industria, dove ci sono aree a rischio con abilitazioni diverse. Pubblica amministrazione, dove servono tracciabilità e una procedura di acquisto praticabile. Luoghi ad alto traffico — stadi, metropolitane, centri commerciali — dove contano le persone al minuto e la gestione del flusso in uscita di emergenza.


Che cosa mettiamo noi

Il software e il ferro. La maggior parte dei nostri concorrenti fa una cosa sola: chi produce hardware non ha la piattaforma di gestione, chi fa software non ha il dispositivo, l’installazione e il tecnico che arriva sul posto.

  • Progettazione e installazione con tecnici nostri, in tutta Italia.
  • Assistenza con portale di ticket e tempi di risposta misurati.
  • Servizi cloud sul nostro datacenter di Trieste, ricavato in un ex caveau bancario, con qualificazione ACN. Vai al datacenter →
  • Acquistabile dalla pubblica amministrazione: siamo sul Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione e i nostri servizi cloud hanno la qualificazione dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.

Normativa collegata

NormaQuandoChe cosa c’entra
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Statuto dei lavoratori art. 4in vigoreDa un impianto di controllo accessi deriva un controllo a distanza: va affrontato con le rappresentanze prima dell’installazione, non dopo
GDPRin vigoreBase giuridica, informativa e tempi di conservazione definiti per i log di accesso. La nostra impostazione predefinita è sei mesi

Tutte le scadenze, con la fonte ufficiale →


Le domande che ci fanno

Quanto costa un impianto di controllo accessi?

Dipende da quanti varchi, che tipo di varco e quanta integrazione. Un singolo ingresso con lettore e serratura elettrica su una porta esistente sta nelle centinaia di euro; un tornello a tripode con lettori su entrambi i lati sta nelle migliaia; un varco a battenti in vetro per un atrio direzionale costa da due a quattro volte un tornello. La voce che fa più differenza sul totale non è l’hardware: è quanti sistemi diversi devono parlarsi.

Che differenza c’è fra un tornello e un varco a battenti?

Il tornello a tripode è meccanico, costa meno, occupa poco e regola il flusso una persona alla volta, ma si può scavalcare. Il varco a battenti in vetro fa passare più persone al minuto, è più adatto agli atri di rappresentanza ed esiste in versione accessibile per sedie a rotelle, ma costa di più e richiede più manutenzione. Il tornello a tutta altezza è l’unico che impedisce fisicamente il passaggio non autorizzato: si usa dove il varco non è presidiato.

I badge che ho già funzionano con un impianto nuovo?

Dipende dal chip. Se sono a 125 kHz o Mifare Classic, tecnicamente sì ma è sconsigliato: sono clonabili con strumenti economici, e riusarli significa portarsi dietro la vulnerabilità. Se sono Mifare DESFire, quasi sempre sì. La verifica si fa leggendo un badge campione.

Posso usare il riconoscimento facciale?

Per la rilevazione delle presenze, in Italia, di fatto no: il Garante privacy ha più volte ritenuto sproporzionato l’uso di dati biometrici quando esiste un’alternativa meno invasiva, e un badge lo è. Per l’accesso ad aree ad alto rischio è possibile, ma richiede una valutazione d’impatto documentata, una base giuridica solida e quasi sempre il confronto con le rappresentanze sindacali.

Che cosa succede se cade la connessione?

I controllori di varco continuano a funzionare con le autorizzazioni memorizzate localmente e accumulano gli eventi, che vengono sincronizzati al ripristino.

In quanto tempo si installa?

Per un impianto standard su un edificio esistente, dalle due alle sei settimane dall’ordine, di cui la maggior parte è approvvigionamento e non lavoro in cantiere. I varchi meccanici hanno tempi di consegna più lunghi dei lettori. Se serve un’opera edile — un basamento, una canalizzazione — il tempo lo detta quella.


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