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Smart locker

Il controllo accessi si occupa di chi entra. Lo smart locker, di che cosa esce.


Il problema

Le chiavi dei veicoli in un cassetto, i dispositivi di protezione in un armadio aperto, gli utensili «presi in prestito» due mesi fa, il notebook del collega in trasferta lasciato in portineria. Ogni azienda ha un punto in cui gli oggetti passano di mano senza che resti traccia, e quasi sempre quel punto è presidiato da una persona che ha altro da fare.

Il registro di carta accanto all’armadio è il tentativo di risolverlo, e non funziona per la stessa ragione per cui non funziona il registro dei visitatori: si compila quando c’è tempo, cioè quasi mai.


Come funziona

Un armadio a vani con serrature elettroniche. Si apre con lo stesso badge del controllo accessi, con un PIN o dallo smartphone. Il vano si apre solo a chi è autorizzato a quell’oggetto, e ogni apertura resta registrata con chi, che cosa e quando.

Le regole le decidete voi: assegnazione fissa a una persona, prelievo libero da un gruppo di vani, restituzione obbligatoria entro fine turno, richiesta di autorizzazione per gli oggetti che la richiedono.

I casi d’uso che vediamo più spesso:

  • Chiavi di veicoli e di locali — chi prende la chiave del furgone alle sei del mattino, e chi non l’ha riportata.
  • Dispositivi di protezione individuale — consegna tracciata, che è anche la prova documentale che quella consegna è avvenuta.
  • Utensili e strumenti di misura — con lo storico per bene, collegato all’inventario.
  • Apparati condivisi — tablet, radio, terminali, notebook di cortesia.
  • Scambio in sicurezza — chi deposita e chi ritira non devono incontrarsi né coincidere negli orari.

Perché sta in questa famiglia

Perché è lo stesso badge, la stessa anagrafica e lo stesso registro del controllo accessi. Chi non è più in azienda perde l’accesso al varco e al vano nello stesso momento — che è esattamente il punto in cui i sistemi separati sbagliano.


A chi serve

Aziende con flotta, per le chiavi. Industria e cantieri, per DPI e utensili. Sanità, per apparati condivisi fra turni. Enti e scuole, per dispositivi in comodato. Logistica, per lo scambio fra turni che non si sovrappongono.


Normativa collegata

Nessuna norma vi obbliga a installare uno smart locker, e preferiamo dirlo noi prima che ve lo racconti qualcun altro al contrario. Due cose però lo toccano da vicino:

NormaChe cosa c’entra
D.Lgs. 81/2008 — dispositivi di protezione individualeLa consegna dei DPI va documentata. Un armadio che registra ogni prelievo produce quella documentazione come effetto collaterale, senza un modulo da firmare
GDPR e Statuto dei lavoratori art. 4Il registro dei prelievi è un dato riferito a lavoratori identificabili: valgono gli stessi limiti di finalità del controllo accessi, e la stessa regola di parlarne prima con le rappresentanze

Tutte le scadenze, con la fonte ufficiale →


Le domande che ci fanno

Serve una presa di corrente e una rete per ogni armadio?

L’alimentazione sì. La rete è consigliata ma non indispensabile in ogni configurazione: come per i varchi, l’unità continua a decidere in locale e sincronizza quando la connessione torna.

Che cosa succede se qualcuno non restituisce l’oggetto?

Il sistema sa chi l’ha preso e quando, e può sollecitare alla scadenza che avete impostato. È la funzione che cambia il comportamento più di qualunque regolamento interno, perché il promemoria arriva alla persona giusta.

Si può usare lo stesso badge del controllo accessi?

Sì, ed è la ragione principale per cui questa soluzione conviene a chi ha già un impianto: stessa credenziale, stessa anagrafica, stesso momento di revoca.

I vani si possono personalizzare?

Sì, per dimensione e dotazione: vani piccoli per chiavi e telefoni, grandi per utensili e caschi, con presa di ricarica dove servono apparati che devono tornare carichi.

Si integra con l’inventario dei cespiti?

Sì. Un oggetto etichettato ha uno storico solo, che comprenda i prelievi dallo smart locker e le letture del censimento.


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