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Facility e inventario dei beni

Manutenzioni che non si dimenticano, e un inventario che si conta camminando.


Il problema

L’inventario dei beni è l’adempimento più rimandato che conosciamo, e la ragione è semplice: finora si è fatto a mano. Due persone, un elenco stampato, stanza per stanza, per settimane — e il risultato è vecchio il giorno dopo, perché nel frattempo tre scrivanie hanno cambiato piano.

Le manutenzioni hanno lo stesso difetto opposto: si ricordano quando qualcosa si rompe. Il filtro cambiato in ritardo e l’estintore revisionato fuori termine non fanno rumore finché non lo fanno tutto insieme.


Come funziona

L’inventario

Ogni bene porta un’etichetta RFID. Il censimento si fa camminando con un lettore portatile: l’antenna legge decine di etichette al secondo, anche quando l’oggetto è dentro un armadio o dietro un pannello, e non serve inquadrare un codice a barre uno per uno.

Il risultato è un confronto: che cosa risulta in elenco, che cosa è stato letto, che cosa manca e che cosa si trova in una stanza diversa da quella registrata. Ciò che prima erano settimane diventa il giro di un pomeriggio, e soprattutto diventa ripetibile — un inventario che costa poco si rifà, uno che costa tanto si rimanda.

Le manutenzioni

Piani programmati per bene o per categoria, con la scadenza che genera l’attività da sola; ticket per i guasti segnalati, assegnazione al tecnico, storico per ogni bene. Le planimetrie collegano il bene al posto in cui sta, che è il modo in cui la gente lo cerca davvero.

Che cosa si etichetta

Cespiti d’ufficio, apparati informatici, attrezzature, dispositivi medici, strumenti di misura, arredi scolastici, patrimonio librario. La scelta dell’etichetta dipende dalla superficie: metallo, plastica, tessuto e vetro richiedono supporti diversi, e la prova si fa sul posto prima di ordinarne diecimila.


A chi serve

Comuni e istituti scolastici, che hanno l’obbligo annuale e il patrimonio più disperso. Sanità, dove la rintracciabilità delle apparecchiature è anche una questione di sicurezza. Aziende con più sedi, dove i beni si muovono e nessuno lo comunica. Facility manager che gestiscono edifici per conto terzi e devono rendicontare.


Normativa collegata

NormaQuandoChe cosa c’entra
TUEL art. 230 comma 7obbligo permanenteGli enti locali devono aggiornare l’inventario dei beni almeno ogni anno. Riguarda circa ottomila comuni e altrettanti istituti scolastici, ed è uno degli adempimenti più disattesi proprio perché finora si è fatto a mano
Iperammortamento — L. 199/2025fino al 30 settembre 2028Maggiorazione fino al 180% entro 2,5 milioni per beni strumentali interconnessi al sistema informativo aziendale

Tutte le scadenze, con la fonte ufficiale →


Le domande che ci fanno

Quanto ci vuole a etichettare tutto?

L’etichettatura iniziale è la parte che costa: si fa una volta, bene, ed è proporzionale al numero di beni e a quanto sono sparsi. È il censimento successivo che diventa rapido — ed è per questo che il conto torna dal secondo inventario in poi, non dal primo.

Serve un lettore per ogni persona?

No. Il lettore portatile è uno strumento condiviso: si usa nei giorni di censimento e per le verifiche puntuali. Molti clienti ne hanno uno per sede.

L’etichetta RFID si può togliere?

Sì, come qualunque etichetta — esistono supporti a rimozione distruttiva quando serve che il tentativo resti visibile. L’RFID risolve il problema di contare il patrimonio, non quello di impedirne l’asportazione: chi vi promette l’antifurto con la stessa etichetta vi sta vendendo due cose diverse come se fossero una.

Si integra con il nostro gestionale?

È la domanda giusta da fare per prima. L’inventario ha senso se i beni e i numeri di cespite sono quelli della contabilità: l’allineamento con il gestionale si progetta all’inizio, non alla fine.

Funziona anche sui beni in comodato o di terzi?

Sì. Il bene può avere un proprietario diverso da chi lo custodisce, ed è la configurazione tipica di chi gestisce edifici o apparati per conto di altri.


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