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Il Primorski dnevnik dedica un ampio servizio ai risultati della ricerca condotta nell’ambito del progetto transfrontaliero Karst Firewall 5.0 (Interreg Italia-Slovenia), di cui Infordata Sistemi è partner tecnologico: entro il 2040 il Carso sarà ancora più vulnerabile agli incendi boschivi. Ma i dati indicano anche dove intervenire, perché oltre due terzi dei roghi si innesca a meno di 50 metri da strade e sentieri.

Vigile del fuoco con manichetta lungo una strada del Carso invasa dal fumo durante un incendio
Foto: Primorski dnevnik / primorski.eu

«Gli incendi del 2022 non sono stati un evento casuale, ma un campanello d’allarme»

È con questa frase che i ricercatori italiani e sloveni riassumono il punto di partenza dello studio. A differenza di altre aree colpite di recente dalle fiamme, il Carso è da sempre caratterizzato da estati calde e secche: la novità è la velocità del cambiamento. Negli ultimi decenni la temperatura media annua dell’area è salita di oltre un grado Celsius e il trend continua ad accelerare. Oggi si contano già più di 50 giorni all’anno con temperature superiori ai 30 °C, mentre il numero delle notti tropicali — quelle in cui la temperatura non scende sotto i 20 °C — è triplicato.

A cambiare non è tanto la quantità complessiva di pioggia, che a livello annuale resta sostanzialmente stabile, quanto la sua distribuzione: le estati diventano più secche e le precipitazioni si concentrano nei mesi invernali. Il risultato sono periodi di siccità più lunghi, vegetazione che si dissecca e biomassa secca che si accumula, creando le condizioni ideali per la propagazione del fuoco.

Le proiezioni climatiche: fino a +6 °C entro fine secolo

Le proiezioni elaborate per entrambi i lati del confine vanno nella stessa direzione. Se gli attuali trend di emissione dovessero proseguire, le temperature estive sul Carso potrebbero aumentare fino a 6 °C entro la fine del secolo. Anche negli scenari più ottimistici, il Carso sarà comunque sensibilmente più caldo e più secco durante la stagione degli incendi.

Pericolosità e vulnerabilità: due concetti da non confondere

La ricerca distingue con chiarezza due dimensioni del rischio. La pericolosità esprime la probabilità che in una determinata area si sviluppi un incendio; la vulnerabilità descrive invece quanto quell’area sia sensibile nel momento in cui l’incendio si verifica, tenendo conto del tipo di vegetazione, della morfologia, della vicinanza alle infrastrutture e delle condizioni climatiche. Entrambi gli aspetti sono stati analizzati sull’intera area transfrontaliera tra Italia e Slovenia, circa 1.000 chilometri quadrati.

Sul fronte della pericolosità, il fattore più rilevante si è rivelato la vicinanza a strade, ferrovie e centri abitati: oltre due terzi degli incendi registrati sono partiti a meno di 50 metri da una strada o da un sentiero. Non è un caso, spiegano i ricercatori: le strade portano persone, e le persone — per disattenzione, mozziconi di sigaretta abbandonati o scintille prodotte dai treni — sono la principale causa di innesco. Particolarmente esposte risultano le pinete e le superfici arbustive in fase di ricolonizzazione.

Il quadro della vulnerabilità è ancora più netto: oltre il 90% del territorio carsico ricade in classi di vulnerabilità alta o molto alta. Le condizioni che permettono al fuoco di propagarsi rapidamente e di produrre danni rilevanti, in altre parole, sono presenti quasi ovunque.

Dalla costa all’interno: cosa cambia entro il 2040

I due approcci previsionali utilizzati restituiscono un quadro articolato. I modelli di pericolosità indicano che nelle aree costiere, oggi le più esposte, la probabilità di innesco potrebbe ridursi leggermente, perché le proiezioni climatiche al 2040 ipotizzano un lieve aumento delle precipitazioni annue complessive. Nell’entroterra, al contrario, la pericolosità è destinata ad aumentare.

L’analisi della vulnerabilità mostra invece una tendenza univocamente negativa: entro il 2040 la superficie classificata a vulnerabilità molto alta dovrebbe crescere di circa il 5% dell’intero territorio, soprattutto a causa dell’aumento delle temperature. Con temperature più elevate la vegetazione si dissecca più rapidamente, i suoli perdono umidità prima e si allunga la finestra temporale in cui un incendio può propagarsi velocemente.

«Anche riducendo il numero di incendi attraverso migliori misure di prevenzione, le condizioni per la loro propagazione e per conseguenze distruttive continuano ad aggravarsi»

Il ruolo del paesaggio: l’abbandono delle pratiche agricole tradizionali

Il paesaggio carsico è stato plasmato per secoli dalle pratiche agricole tradizionali. Con l’abbandono dell’agricoltura molte aree si stanno richiudendo con arbusti e bosco giovane, decisamente più infiammabili delle landa e dei pascoli tradizionali, e capaci di fornire al fuoco combustibile aggiuntivo.

Cartello di una fascia tagliafuoco e viabilità di intervento antincendio sul Carso
Foto: Primorski dnevnik / primorski.eu

Dove intervenire: misure mirate e ritorno del pascolo

Proprio perché molti incendi si innescano lungo strade e infrastrutture, la ricerca indica misure di prevenzione mirate e a costo contenuto: la rimozione della vegetazione secca ai bordi delle strade, il potenziamento dei sistemi di allerta precoce e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica. A queste si aggiunge la reintroduzione del pascolo tradizionale nelle aree in via di ricolonizzazione, che porta benefici sia alla biodiversità sia alla resilienza del paesaggio agli incendi.

I ricercatori sottolineano infine il valore della cooperazione tra Italia e Slovenia di fronte a un problema che non conosce confini amministrativi: «I cambiamenti climatici non aspettano, ma non aspettano nemmeno le persone e le istituzioni che si impegnano a ridurne le conseguenze».

Dalla ricerca agli strumenti operativi: il portale Karst Firewall 5.0

Le mappe di pericolosità e vulnerabilità descritte nell’articolo non restano un risultato scientifico chiuso in un report: confluiscono nella piattaforma digitale transfrontaliera sviluppata da Infordata Sistemi nell’ambito del progetto. Il portale pubblico Karst Firewall 5.0 mette a disposizione di enti, operatori e cittadini la mappa del rischio in tempo reale basata sul Karst Fire Weather Index (K-FWI), i dati di oltre 40 stazioni meteo, il monitoraggio della qualità dell’aria, il sistema di allerta precoce con sensori e-nose, lo storico degli incendi e il gemello digitale 3D dell’area, in quattro lingue.

Karst Firewall 5.0 è cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Programma Interreg VI-A Italia-Slovenia 2021-2027 e riunisce sei partner: l’Università IUAV di Venezia (lead partner), Infordata Sistemi, il Comune di Duino Aurisina – Občina Devin Nabrežina, il Comune di Miren-Kostanjevica, ZRC SAZU e l’associazione culturale ed educativa PiNA. Tutti i dettagli sulla pagina dedicata al progetto.

Fonte: Primorski dnevnik, articolo di Albert Voncina — «Požarna ogroženost na Krasu bo še večja». Versione online disponibile su primorski.eu. Foto: Primorski dnevnik / primorski.eu.